Investimenti immobiliari: come valutare correttamente valori e rendite

SALA SOLARI - Orario 9.15 - 11.00

Il mercato immobiliare, da sempre tra le asset class più presenti nei portafogli degli italiani, ha vissuto negli ultimi anni uno stravolgente cambiamento di fisionomia: da porto sicuro per i risparmi delle famiglie del Bel Paese, lo ritroviamo tra le vittime dichiarate di una delle più grandi crisi economiche e finanziarie che la storia ricordi, in seguito agli effetti del cosiddetto “caso subprime”.

Tuttavia, nonostante si porti ancora addosso i segni della bolla scoppiata nel 2007, il mattone rimane ben presente nel patrimonio del Bel Paese, così come in quello della clientela che usufruisce puntualmente dei servizi di consulenza finanziaria.

La tavola rotonda si aprirà con l’illustrazione da parte di Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, dell’evoluzione del mercato immobiliare negli ultimi anni, andamento delle compravendite e dei prezzi, focus sui vari settori (residenziale, commerciale, logistica etc). Dagli ultimi dati diffusi anche dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle Entrate risulta infatti che sta proseguendo la crescita del mercato immobiliare italiano degli ultimi anni, anche se a ritmo più basso. Indicazioni sullo status quo e proiezioni future sull’Italia e il resto d’Europa, anche dopo il recente caso Brexit.

Luca Dondi, consigliere delegato di Nomisma, proseguirà poi con taglio più operativo. In una fase in cui l’immobiliare sembra rialzare la testa dopo una dura recessione, la valutazione di prospettive di medio termine diventa imprescindibile per un investitore razionale. Le evidenze storiche consentono, infatti, di ricavare indicazioni sulla capacità difensiva del comparto e di formulare proiezioni di redditività in uno scenario caratterizzato da bassa inflazione. Cosa fare in questo contesto e come si colloca l’investimento immobiliare rispetto ad altre forme di rendita certa?

Si proseguirà poi con la nuova indagine “Il mattone nel portafoglio, tra presente e futuro” realizzata da ProfessioneFinanza, Pwc e MutuiOnline. L’indagine, i cui dati verranno presentati in esclusiva durante la tavola rotonda, ha lo scopo di far conoscere lo status quo del mercato immobiliare e le aspettative di riferimento del settore, attraverso il contributo dei consulenti finanziari, categoria professionale che si pone come interlocutore privilegiato dei risparmiatori e degli investitori italiani. Mauro Ernesto Panebianco, partner di PwC, illustrerà la prima parte del sondaggio relativa allo stato emotivo attuale della clientela dei consulenti finanziari in merito al mercato immobiliare e la seconda parte sulle dinamiche relative alla interazione tra il settore real estate e i portafogli di investimento, valutando il mattone come specifica asset class.

La terza parte, sul rapporto in essere tra investimenti immobiliari e finanziamenti, verrà discussa invece da Roberto Anedda, vicepresidente e marketing director del gruppo Mol. I tassi di interesse sui mutui particolarmente bassi e il contesto economico nel suo complesso sostengono, infatti, l’attrattività per l’investimento immobiliare. Anedda si focalizzerà sia sulla situazione attuale sia sulle attese per i prossimi anni, in un contesto in cui i tassi sono destinati a risalire. Fino a che punto sarà interessante il “mattone”?

A chiudere la prima tornata di domande sarà Alberto Lunghini, presidente di Reddy’s Group su: Real estate, investimenti e il ruolo del consulente. Oltre alla consulenza su prodotti finanziari, un’altra forma di assistenza che si sta affermando sempre di più riguarda, infatti, la gestione degli immobili dei clienti, che devono confluire nella gestione complessiva del patrimonio. Lunghini affronterà il ruolo del consulente in ottica real estate e l’importanza del mattone per la diversificazione dei portafogli, grazie alla sua bassa correlazione con le attività finanziarie. Il patrimonio complessivo degli italiani è pari a circa 10mila miliardi di euro, di cui circa 6mila miliardi investiti in beni immobili e i restanti 4mila miliardi investiti in beni non immobili (attività finanziarie varie, aziende, opere d’arte, etc.). I gestori professionali di queste ricchezze – fino a oggi – si sono concentrati (salvo poche eccezioni) quasi esclusivamente sulla componente finanziaria di questa grande ricchezza. Se rimarranno, però, concentrati solamente sulla componente non immobiliare, sarà sempre più arduo per loro aumentare le masse gestite. Cosa fare?

Seguirà una seconda tornata di domande, per poi chiudere con una sessione di Q&A dalla platea.